A pasta co' meli: gli spaghetti al miele di Butera, piatto rituale del Venerdì Santo

A Butera la tradizione quaresimale fonde miele, mandorle e mollica in una pasta non dolce ma energetica, protagonista della sagra locale.

31 marzo 2026 10:29
A pasta co' meli: gli spaghetti al miele di Butera, piatto rituale del Venerdì Santo -
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A pasta co' meli è la denominazione locale di una pasta al miele preparata a Butera (CL) durante il Venerdì Santo e la Festa di San Giuseppe. Pur avendo componenti dolci, il piatto non è un dessert: si tratta di una ricetta antica, consumata come pasto energetico e rituale nella tradizione quaresimale locale.

La ricetta è oggi visibile anche alla sagra “Butera a Tavola”, dove la pasta al miele condivide il menu con altre specialità come nucatoli e le impanate buteresi. È un piatto che riafferma l'identità culinaria del territorio e la continuità di pratiche gastronomiche tramandate oralmente.

Le origini del piatto risalgono all'epoca araba in Sicilia: una preparazione povera ma calorica, pensata per fornire energia ai contadini durante i periodi di digiuno quaresimale. I racconti degli anziani locali descrivono la pietanza come un modo pratico per recuperare forze prima di tornare nei campi.

Ingredienti

La tradizione non prevede dosi rigide: la tradizione orale lasciava libertà in funzione della disponibilità. La Pro Loco di Butera, dopo interviste agli anziani, ha però individuato proporzioni condivise. Gli ingredienti principali sono:

  • Pasta: tipicamente spaghetti, in passato anche pasta fresca tipo maccarruna (bucatino fatto a mano).
  • Mandorle: con pellicina, tostate e macinate a grana medio/grossa.
  • Miele: ingrediente chiave, sciolto alla fine per rendere fluido il condimento.
  • Mollica (muddicata): pane casereccio raffermo, tostato e macinato.
  • Scorza d'arancia: preferibilmente arance locali non trattate, essiccate, tostate e macinate finemente.
  • Cannella: macinata fresca, usata in piccole quantità per profumare.
  • Acqua e sale: per la cottura della pasta.

Preparazione

Secondo la pratica tradizionale, mollica, miele e mandorle vanno preparati in uguale peso e mescolati insieme; a questo composto si aggiungono una spolverata di scorza d'arancia e una nota di cannella. Il peso totale del condimento determina la quantità di pasta da cuocere: la proporzione storica indicata è che la pasta pesi quanto il condimento.

La pasta va cotta e scolata non troppo al dente, in modo da poter interrompere la cottura e consumarla anche fredda. Dopo lo scolamento, si unisce il condimento e si lascia a riposare per permettere agli aromi di amalgamarsi. Prima di servire, il miele va scaldato in un pentolino fino a diventare fluido e poi versato sulla pasta già condita: questo passaggio ammorbidisce il composto e favorisce l'omogeneità.

La ricetta tradizionale suggerisce di preparare una porzione in più, perché il piatto migliora se consumato anche in un secondo momento. La tecnica e le proporzioni variano ancora oggi da famiglia a famiglia, segno di una vivace eredità orale.

La persistenza di questa preparazione nella cucina locale evidenzia come pratiche alimentari nate dalla povertà possano diventare simboli identitari. L'azione della Pro Loco e delle sagre ha contribuito a documentare e a rivitalizzare la ricetta, mettendo in luce dettagli tecnici come l'uso delle arance locali e la preferenza per formati di pasta storici come i maccarruna.

Un piatto della tradizione siciliana che vale la pena assaggiare!

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