Il volto nascosto di Caltanissetta: la Desolata che ha stregato secoli di fede, lacrime e mistero
A Caltanissetta la Desolata rivela un racconto di devozione, arte e rituali secolari che ancora oggi incantano la città durante la Settimana Santa.
La statua che ha trasformato la Settimana Santa di Caltanissetta
Nel cuore di Caltanissetta, là dove le tradizioni sembrano respirare insieme alle vie del centro storico, esiste un’immagine sacra capace di catturare l’animo di chiunque la guardi: l’Addolorata detta “Desolata”, una delle figure più intense e toccanti della Settimana Santa nissena. La sua presenza non è soltanto liturgica o estetica: è un’esperienza collettiva, un’eredità che continua a intrecciare fede popolare, arte barocca e storia cittadina.
Realizzata nel XVIII secolo, la Desolata si distingue per il suo volto segnato da un dolore composto ma penetrante, un’espressione scolpita con tale precisione da rendere la sofferenza quasi palpabile. A renderla tanto particolare è la sua gestualità inusuale, con le braccia aperte e tese verso l’alto, un movimento che rompe gli schemi iconografici tradizionali dell’Addolorata. Non più una madre soltanto piegata sul destino del Figlio, ma una figura immersa in una disperazione che diventa universale.
Questo linguaggio corporeo così drammatico, unito alla postura slanciata e al manto scuro che avvolge la figura, ha reso la Desolata un simbolo potentissimo, capace di influenzare riti, processioni e perfino la percezione collettiva del dolore nella città. Ogni Venerdì Santo, quando la statua attraversa Caltanissetta tra canti e silenzi, l’intera comunità ritrova un legame con un passato che continua a vibrare.
Un capolavoro anonimo che ha sfidato il tempo
Uno degli aspetti più affascinanti della Desolata è che, nonostante la sua straordinaria qualità artistica, l’autore rimane sconosciuto. La statua, scolpita in legno e dipinta con straordinaria maestria, appare vicina alla sensibilità di alcuni importanti scultori del Settecento siciliano, ma nessuna attribuzione certa è mai stata possibile.
La resa degli occhi lucidi, delle labbra serrate per contenere un grido che non esplode, e dei lineamenti così sottili da sembrare vivi, testimonia la mano di un artista profondamente consapevole delle tecniche dell’epoca. Le sue capacità emergono anche nella gestione dei panneggi, scolpiti con linee spezzate e quasi tormentate, come a suggerire un’anima in frantumi.
Nel corso degli anni, la statua ha subito restauri mirati che ne hanno preservato la struttura originaria, evidenziando la qualità dell’intaglio e la sapienza dei pigmenti utilizzati. Questo ha permesso alla Desolata di attraversare tre secoli di storia mantenendo intatto il suo impatto emotivo, tanto da diventare una delle iconografie più riconoscibili della città.
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